Un’analisi dell’impatto ambientale della coltivazione della cannabis

La cannabis è costantemente al centro di dibattiti feroci che attraversano temi molto delicati. Un tipico esempio è la recente decisione del governo Meloni di limitare fortemente la possibilità di acquistare prodotti come l’olio di CBD (cannabidiolo), da anni disponibili presso numerosi rivenditori dedicati come Justbob, specializzato proprio nel settore della canapa legale. Una decisione, peraltro, recentemente bloccata dal TAR del Lazio in virtù del fatto che le stesse norme comunitarie europee prescrivono la libera circolazione di simili prodotti su tutto il territorio dell’UE.

Al di là dei soliti temi legislativi, ce ne sono altri che, per quanto meno noti, costituiscono un interessante terreno di dibattito. Tra questi uno dei più attuali riguarda l’impatto ambientale delle coltivazioni di cannabis, un argomento che spacca in due l’opinione pubblica tra chi la considera una pratica dannosa e chi, invece, ne intravede le potenzialità ecologiche.

Analizzeremo questa tematica nel seguente articolo cercando di dare una risposta definitiva all’interrogativo: qual è il reale impatto ambientale della coltivazione della cannabis?

In che modo la coltivazione della cannabis influisce sull’ambiente?

L’impatto ambientale della coltivazione della cannabis è un argomento di crescente rilevanza, considerando l’espansione globale della sua produzione legale e il dibattito sul suo uso terapeutico e ricreativo. Una delle sfide maggiori in questo contesto è il consumo significativo di risorse naturali, in particolare acqua ed energia.

Iniziamo con il consumo idrico.

La coltivazione di cannabis è notoriamente esigente in termini di acqua. Ad esempio, in California, si stima che ogni pianta di marijuana richieda circa 22 litri d’acqua al giorno durante la stagione di crescita, portando a un consumo totale impressionante di 3 miliardi di litri per chilometro quadrato di coltivazione in serra tra giugno e ottobre​​. Questo elevato consumo idrico solleva preoccupazioni in termini di sostenibilità, soprattutto in regioni già affette da stress idrico.

L’energia è un’altra risorsa fondamentale per la coltivazione in serra, dove si richiede un grande consumo energetico per alimentare lampade ad alta intensità, umidificatori e sistemi di riscaldamento. Queste operazioni rappresentano una frazione significativa del consumo energetico, con il settore della cannabis negli Stati Uniti che assorbe circa l’1% dell’energia totale impiegata nel Paese, equivalente all’energia necessaria per alimentare 92.500 case per un anno​​. Inoltre, due terzi dell’elettricità impiegata in queste operazioni proviene da combustibili fossili, contribuendo così all’emissione di gas serra e inquinamento atmosferico.

Il potenziale ‘verde’ della canapa

La canapa, spesso associata alla cannabis per la sua appartenenza alla stessa famiglia botanica, si distingue per i suoi notevoli benefici ambientali. Questa pianta versatile ha dimostrato di offrire vantaggi ecologici significativi, che vanno dall’aiutare a ridurre l’inquinamento a stimolare un modello di sviluppo industriale ecosostenibile.

Uno degli aspetti più rilevanti dei benefici ambientali della canapa è la sua capacità di biorimediazione. La canapa ha mostrato un’efficacia sorprendente nella pulizia di suoli inquinati o contaminati, grazie alla sua capacità di assorbire sostanze nocive dal terreno. Questa caratteristica la rende uno strumento prezioso nel recupero di aree degradate da attività industriali o agricole​, tanto è vero che circa 7 anni fa è stato avviato un apposito progetto per il risanamento di alcuni terreni contaminati presso le strutture dell’Ilva di Taranto.

Inoltre, la canapa contribuisce al rinnovamento del suolo. Le sue radici non solo assorbono acqua e nutrienti, ma aiutano anche a migliorare la struttura del terreno, rendendolo più fertile e meno soggetto all’erosione. Questo aspetto è particolarmente importante in contesti dove la degradazione del suolo rappresenta un problema ambientale critico​

Oltre ai benefici diretti al suolo, la coltivazione di canapa può avere un impatto positivo sull’inquinamento e sul cambiamento climatico. Questa pianta, infatti, è capace di crescere in una varietà di condizioni climatiche e ambientali con requisiti minimi in termini di pesticidi e fertilizzanti, riducendo così l’inquinamento derivante da queste sostanze chimiche. La sua coltivazione può quindi essere considerata un modello di agricoltura sostenibile e rispettosa dell’ambiente​.

Pratiche ecosostenibili per la coltivazione della cannabis

Nel contesto dell’agricoltura della cannabis e della canapa, l’adozione di pratiche sostenibili e ecosostenibili è fondamentale per mitigare l’impatto ambientale e promuovere un futuro più verde. La transizione verso un’agricoltura sostenibile in questo settore non è solo una necessità ecologica, ma rappresenta anche un’opportunità per rafforzare la responsabilità ambientale e l’efficienza delle risorse.

Una delle pratiche chiave nell’agricoltura sostenibile della cannabis è l’uso di metodi di coltivazione biologici. Questo approccio evita l’uso di pesticidi e fertilizzanti chimici, che possono contaminare il suolo e le acque sotterranee, e incoraggia l’utilizzo di composti naturali e tecniche di controllo biologico dei parassiti.

Un’altra area di interesse nell’agricoltura sostenibile della cannabis riguarda l’efficientamento delle risorse idriche. La ricerca e l’adozione di sistemi più efficienti, come l’irrigazione a goccia e la raccolta delle acque piovane, possono ridurre significativamente l’impronta idrica di questa coltura. Inoltre, lo sviluppo di varietà di cannabis resistenti alla siccità potrebbe ulteriormente ridurre il fabbisogno di acqua.

Infine, l’adozione di tecnologie innovative e pratiche di coltivazione responsabili è cruciale. Questo può includere l’uso di energie rinnovabili nelle operazioni di coltivazione, la riduzione del consumo energetico e la minimizzazione delle emissioni di gas serra. Le aziende del settore possono anche essere incentivate ad adottare imballaggi e materiali sostenibili, riducendo così l’impatto ambientale delle loro operazioni.

In conclusione

Il tema della cannabis e del suo impatto sull’ambiente è complesso e sfaccettato.

Mentre la coltivazione e la produzione di cannabis presentano significative sfide ambientali, soprattutto in termini di consumo di acqua ed energia e impatto sulle emissioni di gas serra, esistono anche potenziali benefici ambientali, in particolare quando si considera la canapa. Questa pianta offre infatti opportunità di biorimediazione, miglioramento della salute del suolo e riduzione dell’uso di pesticidi e fertilizzanti chimici.

La chiave per un futuro più sostenibile in questo settore risiede nell’equilibrio e nell’innovazione. L’adozione di pratiche agricole sostenibili e la ricerca di soluzioni ecosostenibili sono essenziali per ridurre l’impronta ambientale della coltivazione di cannabis e canapa. Questo include l’uso efficiente delle risorse idriche, l’adozione di energie rinnovabili, lo sviluppo di tecnologie per ridurre le emissioni nocive e l’impiego di pratiche di coltivazione che rispettino l’ambiente.

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