I titoli del comparto tech hanno dimostrato una certa resilienza a livello globale, soprattutto i titoli americani che di fatto hanno ultimamente rilasciato delle trimestrali buone ad eccezione di Tesla. Nvidia prosegue la sua corsa al rialzo con una capitalizzazione estrema che si è portata ormai a ridosso dei 3850 miliardi di dollari, così come Microsoft che si attesta a 3700 miliardi mentre Apple rimane sulla soglia dei 3000 miliardi. Seguono Amazon con 2300 miliardi e Google con 2150 miliardi di market cap, numeri da capogiro considerando il resto del mondo.
In sostanza i titoli tecnologici risultano essere fortemente capitalizzati, le loro trimestrali mostrano dei buoni livelli di crescita, non si intravedono problematiche se non quelle relative ai futuri dazi che potrebbero di fatto rappresentare un ostacolo, non solo per questo settore ma per tutto il commercio internazionale.
A tagliare i tassi ultimamente è stata solamente la Bce mentre la Fed ancora non ha deciso il da farsi, soprattutto per via dei numeri relativi a inflazione e disoccupazione che al momento rimangono stabili in una negatività molto debole. I titoli americani infatti hanno performato molto di più rispetto a quelli europei nelle ultime 12 settimane, con un Nasdaq che sta sfiorando un rendimento dai minimi di aprile vicino al +40%, un rialzo veramente enorme considerando anche S&P500 e Dow Jones, quest’ultimo il più debole dei 3 indici americani.
Ricordiamo che tra i maggiori indici globali, solamente Nasdaq e S&P500 hanno segnato nuovi massimi storici, Dax, Ftse Mib, Eurostoxx50, Nikkei, non hanno segnato nuovi massimi storici.
In sostanza l’azionario vive ancora una fase di risk-on spiccata, destinata nel breve ad un ridimensionamento per via di fattori come i dati macro, i dazi e alcuni fattori di natura fondamentale. Ad esempio, ricordiamo che il Buffett Indicator, indicatore che misura il rapporto tra capitalizzazione totale del mercato Usa e il Pil Usa, segna oltre il 200%, livello che ha sempre anticipato fortissime fasi di ridimensionamento del mercato azionario. Oppure il Vix che di fatto si trova sui minimi del mercato ribassista del 2022, altro segnale del fatto che potremmo vedere di nuovo un’accelerazione al rialzo dello stesso nel corso delle prossime settimane.
Siamo prossimi all’uscita dei dati del mercato del lavoro, dati che sono market mover e che hanno visto un netto peggioramento proprio nel corso delle ultime settimane. Un peggioramento di questi dati nel corso delle prossime settimane apre ai tagli dei tassi tanto attesi per la Fed, tagli che potrebbero essere decisivi per i futuri trend dei mercati azionari.
In questo primo semestre di mercati, l’azionario ha mostrato di essere ancora relativamente resiliente, mentre il mercato obbligazionario prosegue tranquillamente i trend visti nel corso del 2023 e 2024, con i rendimenti in calo per via dei tagli dei tassi. Oro e Petrolio proseguono i loro trend naturali di lungo periodo, il primo rialzista e il secondo ribassista mentre il Bitcoin rimane ancora a ridosso dei massimi in cerca di una direzionalità ben precisa.
I titoli growth e tech saranno protagonisti in termini di volatilità e molto probabilmente daranno spettacolo in termini di oscillazioni e movimenti che potrebbero passare come memorabili. Le capitalizzazioni estreme e i beta di mercato saranno complici di questa dinamica tecnica.
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